Fatti che capitano…… riflessioni che vengono!

di: Padre Gianni Missionario della Consolata in Tanzania

Fatti che capitano…….. riflessioni che vengono!

Alcuni giorni fa stavo andando in città per alcune commissioni. Come al solito, andavo di fretta, tante sono le cose che bisogna fare. E invece…!
Avevo lasciato casa e attraversavo il villaggio per avviarmi alla strada asfaltata. Poche centinaia di metri, neppure un chilometro. Proprio in questo tragitto mi imbatto in due persone, sudate, affannate, non saprei descrivere… Trasportano una donna che continua a urlare all’inverosimile. Vista la situazione non esito a fermarmi e a chiedere cosa succede. Mi dicono che la donna ha le convulsioni per la malaria e che la stanno trasportando all’ospedale. All’ospedale? Trasportata a mano? Il più vicino che possa fare il minimo per questa poverina è distante almeno una decina di chilometri. Li faccio entrare in macchina e di corsa la trasporto fino all’ospedale.
Arrivati, aiuto a trasportarla al pronto soccorso. Con mia sorpresa mi accorgo che “l’ammalata” era legata come un salame, mani e piedi ben stretti. Mi arrabbio. Mi dicono che è pericolosa, morde. Mi arrabbio lo stesso. Mentre chiamano l’infermiera per un calmante la slego. E’ vero, morde! Ma non mordeva me che la tenevo abbracciata per tentare di calmarla e tranquillizzarla. Mordeva chiunque altro tentasse di avvicinarsi.
Arriva intanto la suora che le fa una puntura e piano piano, la nostra paziente si calma, non grida più, non si dimena più. Mi assicuro che le vengano fatte le analisi dovute, mi danno il numero della madre della donna e la chiamo che venga velocemente. A questo punto, sicuro che è in buone mani, proseguo per la città , a fare le commissioni. Ovviamente metà di quelle che mi ero proposto di fare!
Mentre sono in giro, l’accaduto mi è sempre in mente, e le solite riflessioni non mancano. Sarebbe bastato fare una telefonata al pronto soccorso per chiamare un’ambulanza! Telefonare? E con che cosa? Con il tamburo forse? E già ! Molti oggi hanno il telefonino, ma spesso è solo finto. Oppure lo si riceve in dotazione sul lavoro perchà tu possa essere rintracciato… rintracciato sà, ma difficilmente puoi chiamare se non ci metti almeno qualche spicciolo. Ambulanza? Quale ambulanza? àˆ vero! Le ambulanze sono una rarità , riservate a chi possa permettersele, …e si trova nei posti giusti! Semplici considerazioni, difficili soluzioni!
Un paio di giorni dopo l’accaduto è domenica. Vado al villaggio per celebrare la Messa. Al termine della celebrazione una signora con la figlia mi attendono all’uscita: mi vogliono ringraziare. Ringraziare? Non le conosco neanche! E invece…!
Invece è proprio lei, Semeni, la donna aiutata alcuni giorni prima. Donna? Ma è solo una bellissima ragazzina di quattordici anni! Non avrei potuto riconoscerla tanto era mal messa quel giorno all’ospedale, tanto era pulita e “stirata” oggi che stava bene ed era venuta in chiesa a pregare. Mi sembrava una donna… invece era solo una ragazzina. La mamma mi racconta la sua storia. Non era malaria! Aveva le convulsioni e si dimenava a causa dell’epilessia che si porta dietro ormai da anni. Nessun medico era riuscito a diagnosticarla in tempo e le sue convulsioni ora possono essere pericolose. Ma non se uno riesce a prenderla con garbo!
Mentre l’abbraccio nuovamente, per la gioia ora, e me la coccolo un po’, mi sussurra: “Padre, non ti ho morso, vero? Grazie per avermi aiutata”. Il mio cuore piange commosso. Quando l’ho presa in macchina mi aveva riconosciuto e per questo all’ospedale non mi mordeva. “Mi hai slegata, sapevo che volevi aiutarmi”.
La povertà non è necessariamente mancanza di cose. Molto più spesso è non sapere, non conoscere modi di fare, spaventarsi davanti all’ignoto, usare la forza… invece della testa! Mi ero arrabbiato quel giorno per come l’avevano legata per trasportarla, ma non potevo certo prendermela con chi, comunque, stava facendo quel che poteva per aiutare Semeni. Quanta povertà , basterebbe solo un po’ di istruzione in più! Solite riflessioni, difficili soluzioni!
Comunque, ci proviamo lo stesso.